ICS GIAMPIETRO - ROMANO | Chi Siamo
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Chi Siamo

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L’Istituto Comprensivo Statale ”Giampietro – Romano” di Torre del Greco, in provincia di Napoli, si è costituito in seguito al dimensionamento scolastico che ha interessato sia il 5° Circolo Didattico “Nicola Giampietro” che la scuola secondaria di 1° grado “Beato Vincenzo Romano”, per cui ognuna delle due scuole ha una propria storia riferita al periodo di istituzione sul territorio.
Esso comprende tre ordini di scuola:

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Scuola dell’Infanzia

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Scuola Primaria

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Scuola Secondaria di I° Grado

La Presidenza e gli Uffici Amministrativi hanno sede in  Via Antonio De Curtis ( ex Viale Lombardia,7). Il plesso “San Vito” della Scuola Primaria è diviso in tre padiglioni A, B e C che sono utilizzati in maniera autonoma e simultanea senza interferenza tra loro per lo svolgimento delle normali attività didattiche. In ottemperanza alla normativa 81/08 (ex 626) sono state costruite nei padiglioni A e C, formati da due piani, scale di sicurezza con porte aventi maniglioni antipanico ed antincendio. Nel padiglione A e in quello C che sono più ampi sono ubicate 18 aule mentre in quello B che è più piccolo, ci sono 6 aule, questo ultimo è dotato di servizi e di strutture adeguate all’utilizzo degli alunni diversamente abili. L’Istituto Comprensivo “Giampietro -Romano”  nella sede centrale di via Antonio De Curtis accoglie quattro classi quinte. La Scuola dell’Infanzia e Primaria utilizzano  il servizio di trasporto comunale per gli alunni, la Scuola dell’Infanzia ha il servizio mensa. L’ Istituto Comprensivo “Giampietro-Romano”, nella sua interezza, è cablato e in quasi tutti gli ambienti c’è un punto di accesso alla rete LAN a cui sono connesse quattro aule multimediali. I laboratori multimediali sono un punto di riferimento importante sia per la formazione del personale che per le attività didattiche degli alunni.

Torre del Greco è nota per le numerose e magnifiche feste religiose che coinvolgono tutta la popolazione, tra cui la festa dei 4 altari e quella dell’Immacolata.Fu sede di soggiorno negli ultimi giorni di vita di Giacomo Leopardi che proprio in Torre del Greco diede vita all’opera “La Ginestra”, l’amena pianta che nasce spontanea sui declivi del vulcano.

L’ Istituto Comprensivo Statale Giampietro Romano è sito in Torre del Greco.
Secondo comune non capoluogo di provincia più popoloso d’Italia, è situato nelle immediate vicinanze del Parco Nazionale del Vesuvio, tra il Vesuvio e il golfo di Napoli.
In epoca romana, come testimoniano numerosi reperti archeologici, Torre del Greco era probabilmente un sobborgo residenziale di Ercolano. Qui erano sorte numerose ville che godevano dall’amenità dei luoghi e dalla posizione centrale all’interno del golfo di Napoli.

Proprio come accadde con Ercolano, Pompei, Stabia e Oplonti, la devastante eruzione del Vesuvio del 79 d.C. sconvolse anche questi luoghi, fino a rimodellarne l’intero suolo e respingere il mare per oltre 500 metri.

La protostoria della città si confonde con quella di Sora e Calastro, il cui nome sopravvive in due delle attuali contrade: nel 535, infatti, gli abitanti di questi villaggi furono trasferiti a Napoli dal generale bizantino Belisario per ripopolare la città dopo il sacco che aveva subito.

I Saraceni si insediarono nel territorio nell’880, con il permesso del vescovo di Napoli Atanasio, dal quale furono successivamente trasferiti ad Agropoli due anni dopo.

La città in seguito fu presa dagli Svevi e, a partire dal Quattrocento, subì le vicende del Regno di Napoli, divenendo parte del demanio reale. Il re Alfonso I ne cedette poi il possesso alla famiglia Carafa, senza diritti feudali.

Nel 1631 un’eruzione di proporzioni ingenti distrusse tutto il versante a mare del Vesuvio: Torre del Greco venne invasa da torrenti fangosi e da grandissimi flussi lavici, dei quali uno in particolare generò le scogliere della Scala.

Il 18 maggio 1699 la città riacquistò il diritto di possesso del suo territorio con un atto di compravendita dall’ultimo dei proprietari, il marchese di Monforte, per 106.000 ducati e dopo questa data si ebbe una fioritura del commercio marittimo, mentre la flottiglia peschereccia dell’epoca contava 214 imbarcazioni, dedite alla raccolta delle spugne, del corallo e delle conchiglie. In quest’epoca si cominciò la lavorazione del corallo, divenuta poi tradizionale.

Tra il XVII e il XVIII secolo, in epoca borbonica, vi furono edificate diverse ville signorili dell’area vesuviana: le ville del Miglio d’oro, che conservano ancora oggi splendidi esempi di architettura settecentesca.

Il Comune di Torre del Greco è stato poi travolto nel 1707 dalla caduta abbondante di piroclasti del Vesuvio, insieme ai comuni di Scafati, Striano e Boscotrecase, con danni alle coltivazioni e centinaia di feriti.

L’eruzione del Vesuvio del 1794 seppellì il centro storico sotto uno spessore lavico di circa 10 metri. Numerose altre eruzioni avevano provocato nei secoli ingenti danni alla città: e dinfatti sullo stemma municipale, che comprende una torre, è riportato il motto della fenice: Post fata resurgo.

Pietro Antoniani Eruzione del Vesuvio vista da Torre del Greco
La città divenne municipio sotto la dominazione di Giuseppe Bonaparte nel 1809 con l’elezione del primo sindaco Giovanni Scognamiglio. Sotto la dominazione di Murat diventò, insieme alla vicina Portici, la terza città del Regno di Napoli, dopo Napoli e Foggia, con 18.000 abitanti, malgrado le ripetute eruzioni vulcaniche che, anche nel XIX secolo, avvenivano quasi ogni due anni.

Torre del Greco ha una popolazione distribuita su due centri abitati, confinanti senza soluzione di continuità: il capoluogo, omonimo, e la frazione di Santa Maria la Bruna che comprende la contrada Leopardi, (così chiamata in onore del poeta che vi soggiornò nell’ultimo periodo della sua vita) e la contrada Palazzone, che deve il nome alla presenza di un enorme edificio un tempo sede della guarnigione borbonica addetta al controllo della zona di caccia tra Villa Inglese e Via Prota.

L’area di maggior interesse archeologico, risalente al I secolo d.C., è la “contrada Sora”, caratterizzata da resti della Villa Sora, probabilmente posseduta dalla famigli Flavia. Annesso alla villa, vi è un complesso termale, ora praticamente sulla spiaggia torrese. L’attenzione sul sito fu posta alla luce dal Gruppo Archeologico Torrese “G. Novi”. Fu redatto anche una pubblicazione in merito dal titolo “Reportage archeologico a Villa Sora”. L’attenzione messa in essere dal G.A.T. coinvolse anche l’allora direttore degli Scavi di Ercolano, e grazie alla Banca di Credito Popolare e ad un contributo dell’Amministrazione Comunale fu possibile effettuare uno scavo. Oggi, ciò che è possibile osservare in contrada Sora è frutto di quell’attività di ricerca.

In zona “Colle dei Camaldoli” esistono i ruderi di una villa rustica e in “contrada Calastro” altre presenze archeologiche testimoniano l’esistenza di un suburbio cittadino. Tutto ciò fu sempre catalogato e ritrovato grazie all’attività di campo dell’Gruppo Archeologico Torrese, che, tra le altre cose, rinvenì anche dei ruderi in Contrada Scappi. Mentre in zona porto si possono trovare le famosissime Cento Fontane